Il glorioso Teatro Margherita

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paolo arreghini
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Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da paolo arreghini » 15 gen 2008 16:24

Oggi, parlando con Marullo circa l’allestimento striminzito della Manon genovese, ho fatto riferimento a un allestimento economicissimo di Lucia di Lammermoor che vidi al vecchio Margherita di Genova. Una serie di sipari trompe-l’oil su un pavimento lucidissimo e riflettente. Tutto un effetto ottico, ma che effetto! E senza spendere un soldo: non c’era un elemento montante, niente di niente.
Ripensandoci, mi è venuto un attacco di nostalgia per il vecchio, glorioso Teatro Margherita, per ciò che gli debbo e per la fine immeritata che fece.

“Oggi le opere vengono date in un grande cinema, il Salone Margherita, in attesa che la città si decida a ricostruire il suo teatro”.
Così scriveva un autore americano su un bel libro degli anni ’70 intitolato “Genoa: History of an old seaport”. Non sapeva forse che il Margherita non era affatto nato per essere un large cinema bensì un politeama, cioè un teatro adatto a tutto. Prima della guerra ma anche dopo, Genova vantava due alternative al Carlo Felice: il Margherita e il Grattacielo. Mica roba da poco: se al grattacielo Maria Callas e Max Lorenz si esibirono in un glorioso Tristano, al Margherita Mercedes Capsir cantò Il Barbiere di Siviglia al pomeriggio, poi fece due passi e raggiunse il Carlo Felice dove poche ore dopo si esibì in Lucia. Altri tempi davvero.
Dopo la guerra il Carlo Felice venne riadattato e funzionò fino agli anni ’60 sotto la direzione dell’intuitiva signora Celeste Lanfranco Gandolfo. Maria Callas (già divenuta La Callas) vi cantò Lucia e Tosca, la Tebaldi e la Olivero erano di casa, e poi la Signora Lanfranco fu la seconda, dopo la Fenice di Venezia, a ingaggiare una ragazzona dai capelli rossi, tale Joan Sutherland, che fece impazzire il pubblico in Lucia e nei Puritani.
Quando il riadattamento del Carlo Felice divenne pericoloso, la Lirica a Genova passò definitivamente al Margherita, il mio primo teatro d’opera.
Dicevano che era brutto. Brutto un corno. Aveva un bell’atrio, un secondo ingresso e un grande foyer.
Non parliamo delle toilettes, più numerose e comode che nell’attuale Carlo Felice, infatti le tardone puzzolenti di sudore misto a naftalina (un cocktail micidiale) non sentivano bisogno di intrufolarsi nei bagni degli uomini come fanno adesso quando c’è troppa coda.

Dalla metà degli anni ’60 il Margherita offrì due stagioni liriche all’anno, quella d’autunno (corta) e quella di primavera, dove si rappresentavano circa sette opere. Il motivo dell’interruzione era dato dal fatto che durante le feste di Natale e l’inizio d’anno Genova aveva due appuntamenti fissi e importantissimi: la tournée del Sistina di Roma (con resse e risse per i biglietti, soprattutto quando veniva Bice Valori, idola incontrastata del pubblico genovese) e la rivista satirica della compagnia goliardica Baistrocchi, allora un must per la città. Oggi la Baistrocchi è pesantemente decaduta e relegata in periferia.

La sala del Teatro Margherita era grande, con platea, galleria e palchi. Le poltrone erano larghe e tutte imbottite (quelle del Carlo Felice hanno il bordo di legno e fanno male alla testa). Il palcoscenico era di lunghezza normale ma terribilmente stretto, tuttavia molti esageravano sui suoi limiti. Era un palcoscenico poco profondo, è vero, ma non era un buco.
E nonostante i limiti, L’Opera di Genova andò avanti con delle Signore stagioni. Io vi arrivai nel 73 con La pietra di paragone di Rossini (notevole repechage) seguita in primavera da Matilde di Shabran (la cui registrazione live su LP tenne banco per decenni). Ricordo spettacoli memorabili: Alfredo Kraus in tutto il suo repertorio, culminante nella leggendaria Favorita (Kraus, Cortez, Bruson, Siepi); Tosca con la Olivero, Trovatore con la Cossotto, Bohème con Pavarotti, la Kabaivanska tutti gli anni (persino nella rarissima Vestale) e se il Teatro non poteva permettersi una serie di recite con le grandi stars internazionali, si accontentava di un concerto: Caballé, Carreras, Raimondi, Ricciarelli, Bumbry, Sutherland, Ludwig sono i primi nomi che mi tornano alla mente.
Con tutto questo, c’era gente che si lamentava. Che brutto il Margherita, vogliamo il Carlo Felice.
Quando andavo in trasferta, dovevo sopportarmi gli sfottò di chi magari al Margherita non era mai venuto: “Uh, Genova! Con quel teatro…!”

Intanto “quel teatro” permise ad una città di avere la Lirica per trent’anni. Poi venne il Carlo Felice, non senza essere accompagnato da polemiche per via del vistoso torrione. Quando finalmente i soldi arrivarono e il progetto fu approvato, uno spocchioso critico organizzò un dibattito pubblico e propose di fare ostruzionismo per bloccare il progetto da lui giudicato orribile. Ci mancò poco che davvero tutto saltasse per aria. Per fortuna la cosa finì in una bolla di sapone e i lavori cominciarono. Io ero presente alla posa della prima pietra, benedetta addirittura dal Cardinale Siri in persona (non molto emozionato, a dire il vero). Quella sera stessa ci fu al Margherita un mega spettacolo con Pavarotti, Carla Fracci, tanti attori famosi e persino Claudio Villa. Forse non lo sapevate, ma il Reuccio e Lucianone cantarono nello stesso concerto. Invitarono tutti ma non il famoso violinista genovese Renato De Barbieri, il quale si offese moltissimo. Il Teatro riparò alla sua scomparsa, intitolandogli la piazzetta antistante l’ingresso.

Il Margherita sopravvisse per poco. L’ultima opera fu Andrea Chènier con Giacomini, la Dimitrova e Zancanaro. Poi lo abbandonarono come uno straccio vecchio. Ricordo l’ultimo spettacolo a cui vi assistetti, una deprimente versione di My Fair Lady del compianto Massimini. Lui spadroneggiava in scena, ma l’allestimento era patetico: nella scena del ballo c’erano cinque comparse che entravano e uscivano da una tenda mettendosi delle giacche e dei cappelli diversi per far credere di essere in tanti, ma si vedeva benissimo che erano sempre gli stessi. Io osservavo i palchi, con la moquette scollata che pendeva. Diamine, un po’ di rispetto, potevano almeno metterci un pezzo di adesivo. Tutto era vergognosamente abbandonato.

Era un teatro bellissimo. Poteva essere ristrutturato e recuperato. Fu invece ceduto alla Coin, e oggi è un grande magazzino. Qualcuno però ebbe una splendida idea, e se oggi entrate da Coin in via XX Settembre noterete nell’atrio principale l’insegna illuminata del Teatro Margherita, a testimonianza di un glorioso passato.
Io ogni volta che la vedo, come adesso che scrivo, mi sento gli occhi luccicare.


Elfo Erestor Elendil

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Martino Badoéro di Sanval
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da Martino Badoéro di Sanval » 15 gen 2008 17:23

doveva essere un teatro molto bello. peccato che sia finito così
Non posso credere che un fatto del genere sia accaduto in un posto così tranquillo come Cabot Cove...

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paperino
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da paperino » 16 gen 2008 01:24

paolo arreghini ha scritto: L’ultima opera fu Andrea Chènier con Giacomini, la Dimitrova e Zancanaro. Poi lo abbandonarono come uno straccio vecchio.
Non sapevo di aver assistito all'ultimo spettacolo operistico al Teatro Margherita. Anch'io ho bei ricordi di spettacoli in quel teatro...Favorita con Kraus e Bruson, su tutti, ma anche quello Chénier, un Ernani con Bergonzi, Zanasi e Giaiotti...molto meno mi entusiasmò la Vestale con la Raina; poi la rara Bianca e Fernando con la Deutekom, Hollweg e Dara, Semiramide con Cuberli e Dupuy...mammamia quanto tempo fa!.... :roll:
Ultima modifica di paperino il 18 gen 2008 13:25, modificato 1 volta in totale.
La conversazione languiva, come sempre d'altronde quando si parla bene di qualcuno (Laclos/Poli).

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dottorcajus
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da dottorcajus » 16 gen 2008 01:39

Il mio debutto organizzato (era la prima gita operistica) fu proprio la Favorita con Kraus. Indimenticabile. Poi altri spettacoli ma ancora oggi ricordo con piacere e divertimento il Mefistofele con la regia di Russell, all'epoca quasi insultante per il pubblico.
Roberto
Unisco Caruso, Pertile e Schipa ed ho il tenore dei miei sogni!!! Voce, tecnica e malia

Il mio sito web: http://www.lavoceantica.it dedicato agli ignoti cantanti lirici del passato.

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Radames
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da Radames » 16 gen 2008 01:40

Io ricordo (ed è stato l'unico spettacolo che vidi al Margherita) una splendida Tosca con Giacomini, una grande Kabajvanska e Zancanaro. Che anno sarà stato? Credo sia stato una ventina d'anni fa :?
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mascherpa
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da mascherpa » 16 gen 2008 12:36

Al Margherita andai un certo numero di volte negli anni Settanta. Ricordo in particolare una Poppea e un Pelléas con una delle cinquantatré (o forse piú...) messinscene che Giancarlo Menotti dedicò a quest'opera. Credo che l'ultima volta sia stato per un Macbeth la domenica successiva al 18 maggio 1978.

Non era nemmeno male, anche se definirlo «bellissimo» mi sembra un'uscita della serie Amarcord. Non escludo che tra una ventina d'anni qualcuno dirà lo stesso dell'Arcimboldi...

Ricordo male, o il vecchio Carlo Felice fu dichiarato definitivamente inagibile dopo che, durante le vacanze estive del 1960, era crollata la copertura provvisoria in legno e tendoni che era stata messa su alla bell'e meglio all'inizio degli anni Cinquanta per riutilizzare palcoscenico e platea del teatro bombardato? (Da bambino mi terrorizzavano le facciate del teatro aperte sul nulla come molte facciate di Via XX Settembre, con le finestre occhiaie vuote ancora quando a Milano la ricostruzione del centro era quasi completa.)
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Nik
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da Nik » 16 gen 2008 15:09

...io ero davvero piccino quando mi ci portavano mamma e papà...Ma loro ricordano sempre con grande amore questo teatro, quando ne parlano sembrano in estasi...e dicono che anche se lo spazio era poco, il teatro lo sapeva quasi sempre sfruttare al meglio, con allestimenti di tutto rispetto....Cosa che oggi, invece.....con uno dei palcoscenici più all'avanguardia d'Europa, non succede... :roll: :twisted: :roll:

p.s. raccontano sempre di una grandiosa Aida (io non c'ero), in cui le guardie "egiziane" andarono a prendere all'entrata del teatro la Tebaldi, ospite quella sera in sala.
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paolo arreghini
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da paolo arreghini » 16 gen 2008 15:42

Nik scrive: raccontano sempre di una grandiosa Aida (io non c'ero), in cui le guardie "egiziane" andarono a prendere all'entrata del teatro la Tebaldi, ospite quella sera in sala.

I WAS THERE
(forse suona meno antipatico di Io c'ero). Fu qualcosa di talmente grandioso e plateale, nonostante le guardie sembrassero dei Ferrero Rocher giganti, che ancora oggi quell' Aida viene ricordata come l'Aida della Tebaldi.

Per Mascherpa: E' vero, il "belissimo" sa tanto di Amarcord, ma il primo Amore non si scorda mai....
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mascherpa
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da mascherpa » 16 gen 2008 16:23

paolo arreghini ha scritto:E' vero, il "belissimo" sa tanto di Amarcord, ma il primo Amore non si scorda mai...
Una vera fortuna, quindi, se il primo Amore non è stato proprio un top: io le rughe e la cellulite della Scala (come edificio e come "mondo") non riesco a nascondermele, e constatare lo sfascio d'un grande ricordo mi pare molto piú amaro.
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Rossella
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Re: Il glorioso Teatro Margherita

Messaggio da Rossella » 16 gen 2008 19:13

paolo arreghini ha scritto:Oggi, parlando con Marullo circa l’allestimento striminzito della Manon genovese, ho fatto riferimento a un allestimento economicissimo di Lucia di Lammermoor che vidi al vecchio Margherita di Genova. Una serie di sipari trompe-l’oil su un pavimento lucidissimo e riflettente. Tutto un effetto ottico, ma che effetto! E senza spendere un soldo: non c’era un elemento montante, niente di niente.
Ripensandoci, mi è venuto un attacco di nostalgia per il vecchio, glorioso Teatro Margherita, per ciò che gli debbo e per la fine immeritata che fece.

“Oggi le opere vengono date in un grande cinema, il Salone Margherita, in attesa che la città si decida a ricostruire il suo teatro”.
Così scriveva un autore americano su un bel libro degli anni ’70 intitolato “Genoa: History of an old seaport”. Non sapeva forse che il Margherita non era affatto nato per essere un large cinema bensì un politeama, cioè un teatro adatto a tutto. Prima della guerra ma anche dopo, Genova vantava due alternative al Carlo Felice: il Margherita e il Grattacielo. Mica roba da poco: se al grattacielo Maria Callas e Max Lorenz si esibirono in un glorioso Tristano, al Margherita Mercedes Capsir cantò Il Barbiere di Siviglia al pomeriggio, poi fece due passi e raggiunse il Carlo Felice dove poche ore dopo si esibì in Lucia. Altri tempi davvero.
Dopo la guerra il Carlo Felice venne riadattato e funzionò fino agli anni ’60 sotto la direzione dell’intuitiva signora Celeste Lanfranco Gandolfo. Maria Callas (già divenuta La Callas) vi cantò Lucia e Tosca, la Tebaldi e la Olivero erano di casa, e poi la Signora Lanfranco fu la seconda, dopo la Fenice di Venezia, a ingaggiare una ragazzona dai capelli rossi, tale Joan Sutherland, che fece impazzire il pubblico in Lucia e nei Puritani.
Quando il riadattamento del Carlo Felice divenne pericoloso, la Lirica a Genova passò definitivamente al Margherita, il mio primo teatro d’opera.
Dicevano che era brutto. Brutto un corno. Aveva un bell’atrio, un secondo ingresso e un grande foyer.
Non parliamo delle toilettes, più numerose e comode che nell’attuale Carlo Felice, infatti le tardone puzzolenti di sudore misto a naftalina (un cocktail micidiale) non sentivano bisogno di intrufolarsi nei bagni degli uomini come fanno adesso quando c’è troppa coda.

Dalla metà degli anni ’60 il Margherita offrì due stagioni liriche all’anno, quella d’autunno (corta) e quella di primavera, dove si rappresentavano circa sette opere. Il motivo dell’interruzione era dato dal fatto che durante le feste di Natale e l’inizio d’anno Genova aveva due appuntamenti fissi e importantissimi: la tournée del Sistina di Roma (con resse e risse per i biglietti, soprattutto quando veniva Bice Valori, idola incontrastata del pubblico genovese) e la rivista satirica della compagnia goliardica Baistrocchi, allora un must per la città. Oggi la Baistrocchi è pesantemente decaduta e relegata in periferia.

La sala del Teatro Margherita era grande, con platea, galleria e palchi. Le poltrone erano larghe e tutte imbottite (quelle del Carlo Felice hanno il bordo di legno e fanno male alla testa). Il palcoscenico era di lunghezza normale ma terribilmente stretto, tuttavia molti esageravano sui suoi limiti. Era un palcoscenico poco profondo, è vero, ma non era un buco.
E nonostante i limiti, L’Opera di Genova andò avanti con delle Signore stagioni. Io vi arrivai nel 73 con La pietra di paragone di Rossini (notevole repechage) seguita in primavera da Matilde di Shabran (la cui registrazione live su LP tenne banco per decenni). Ricordo spettacoli memorabili: Alfredo Kraus in tutto il suo repertorio, culminante nella leggendaria Favorita (Kraus, Cortez, Bruson, Siepi); Tosca con la Olivero, Trovatore con la Cossotto, Bohème con Pavarotti, la Kabaivanska tutti gli anni (persino nella rarissima Vestale) e se il Teatro non poteva permettersi una serie di recite con le grandi stars internazionali, si accontentava di un concerto: Caballé, Carreras, Raimondi, Ricciarelli, Bumbry, Sutherland, Ludwig sono i primi nomi che mi tornano alla mente.
Con tutto questo, c’era gente che si lamentava. Che brutto il Margherita, vogliamo il Carlo Felice.
Quando andavo in trasferta, dovevo sopportarmi gli sfottò di chi magari al Margherita non era mai venuto: “Uh, Genova! Con quel teatro…!”

Intanto “quel teatro” permise ad una città di avere la Lirica per trent’anni. Poi venne il Carlo Felice, non senza essere accompagnato da polemiche per via del vistoso torrione. Quando finalmente i soldi arrivarono e il progetto fu approvato, uno spocchioso critico organizzò un dibattito pubblico e propose di fare ostruzionismo per bloccare il progetto da lui giudicato orribile. Ci mancò poco che davvero tutto saltasse per aria. Per fortuna la cosa finì in una bolla di sapone e i lavori cominciarono. Io ero presente alla posa della prima pietra, benedetta addirittura dal Cardinale Siri in persona (non molto emozionato, a dire il vero). Quella sera stessa ci fu al Margherita un mega spettacolo con Pavarotti, Carla Fracci, tanti attori famosi e persino Claudio Villa. Forse non lo sapevate, ma il Reuccio e Lucianone cantarono nello stesso concerto. Invitarono tutti ma non il famoso violinista genovese Renato De Barbieri, il quale si offese moltissimo. Il Teatro riparò alla sua scomparsa, intitolandogli la piazzetta antistante l’ingresso.

Il Margherita sopravvisse per poco. L’ultima opera fu Andrea Chènier con Giacomini, la Dimitrova e Zancanaro. Poi lo abbandonarono come uno straccio vecchio. Ricordo l’ultimo spettacolo a cui vi assistetti, una deprimente versione di My Fair Lady del compianto Massimini. Lui spadroneggiava in scena, ma l’allestimento era patetico: nella scena del ballo c’erano cinque comparse che entravano e uscivano da una tenda mettendosi delle giacche e dei cappelli diversi per far credere di essere in tanti, ma si vedeva benissimo che erano sempre gli stessi. Io osservavo i palchi, con la moquette scollata che pendeva. Diamine, un po’ di rispetto, potevano almeno metterci un pezzo di adesivo. Tutto era vergognosamente abbandonato.

Era un teatro bellissimo. Poteva essere ristrutturato e recuperato. Fu invece ceduto alla Coin, e oggi è un grande magazzino. Qualcuno però ebbe una splendida idea, e se oggi entrate da Coin in via XX Settembre noterete nell’atrio principale l’insegna illuminata del Teatro Margherita, a testimonianza di un glorioso passato.
Io ogni volta che la vedo, come adesso che scrivo, mi sento gli occhi luccicare.
...
sig sig sig tutto vero!!! povero Margherita :comm :comm :comm

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